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 Il lavoretto: Montrag

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Xhex Bdbuniverse

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MessaggioTitolo: Il lavoretto: Montrag   Il lavoretto: Montrag Icon_minitimeGio 20 Dic 2012 - 15:12

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*Si smaterializza, nella piena e limpida luce del mattino, riprendendo forma tra i rami di un grosso acero.
Di fronte a lei si stagliava una maestosa villa che sembrava incastonata in un parco tremendamente perfetto e curato. Sembrava una cartolina. Sotto il flebile sole di dicembre, ciò che di notte sarebbe apparso cupo, è invece elegante e vulnerabile, nonostante la massiccia pietra della casa e gli alberi, spogli dell'inverno. Sugli occhi indossa occhiali da sole dalle lenti scurissime; tutto quello che era costretta ad usare per uscire al sole, tutto ciò di cui il suo lato vampiresco aveva bisogno per farla camminare in pieno giorno, erano dei semplicissimi occhiali da sole. Era fortunata, sicuramente. Poteva ancora vedere i colori del tramonto, la luminosità del sole e sentire i raggi scaldarle la pelle. Con sguardo attento memorizza ogni singolo movimento, sensore, luce e tapparelle e finestre di sicurezza piombate. Penetrare in quella casa sarebbe stata una vera sfida.
I vetri, molto probabilmente, erano rinforzati in acciaio e ciò escludeva di poter entrare smaterializzandosi.
Il suo lato symphath le stava dicendo che in quella casa c'era parecchio movimento: domestici in cucina, persone che dormivano al piano superiore e altri che si muovevano in diverse stanze. Non c'era gioia in quella casa, le griglie erano intrise di sentimenti cupi e pesanti. Si smaterializza e riprende forma sul tetto dell'ala principale della costruzione, spargendo intorno una versione symphath del mhis Adesso era un'ombra tra le ombre proiettate dai comignoli e dai vari impianti termici. Vicino ad un condotto di aerazione c'era una griglia di spesso acciaio, imbullonata alle pareti metalliche; lo stesso valeva per il comignolo. Avevano un ottimo sistema di sicurezza. Il modo migliore per penetrare all'interno era aprire una delle finestre con una piccola sega a batterie, nottetempo. Gli alloggi della servitù, sul retro,
erano un buon punto d'accesso: coi domestici al lavoro, quella parte della casa sarebbe stata più tranquilla.
Entrare. Localizzare il bersaglio. Eliminarlo.
Rehv le aveva dato istruzioni chiare e precise: lasciare il cadavere bene in vista, tanto meglio, così non doveva sbarazzarsene o nasconderlo. Attraversa il tetto camminando sulla ghiaia che lo riveste. Ad ogni passo i cilici, stretti intorno alle cosce, penetrano nella carne procurandole dolore, un dolore necessario per toglierle un po' di energia e fornendole la giusta concentrazione. Così facendo riesce a tenere i suoi impulsi symphath legati e incatenati nel suo cervello. Alza il viso verso il cielo. Presto avrebbe nevicato, il vento era asciutto e tagliente, presto avrebbe nevicato. Il gran gelo dell'inverno stava arrivando in città, lì a Caldwell. Ma era secoli aleggiava nel suo cuore. Sotto di sé, sotto i suoi piedi, avverte di nuovo la presenza delle persone che
si aggiravano per casa e legge le loro emozioni. Era pronta a ucciderle tutte, se glielo avessero ordinato, pronta a massacrarle senza pensarci e senza esitare mentre svolgevano la loro routine quotidiana.
Sicuramente tutto ciò che riguardava la morte non la turbavano minimamente: sangue, sporco, pelle e corpi, arti e quant'altro; esattatmente come una H&K o una Glock se ne fregano delle macchie sui tappeti, degli schizzi sulle piastrelle o delle arterie sanguinanti. La sola cosa che vedeva quando si metteva al lavoro era il colore
rosso, e comunque, dopo un po', gli occhi sbarrati per il terrore e le bocche che esalavano a fatica l'ultimo respiro sembravano tutti uguali. Era quella la grande ironia.
In vita, ognuno è un bellissimo fiocco di diverso dagli altri, ma quando la morte arriva e ci cattura si è solo un
anonimo ammasso di pelle, muscoli e ossa destinati a raffreddarsi e a decomporsi secondo ritmi prevedibili.
Lei era la pistola impugnata dal suo capo. Lui premeva il grilletto, lei sparava, la vittima designata cadeva e, anche se delle vite sarebbero cambiate per sempre, comprese le loro, il giorno dopo il sole sarebbe comunque risorto e tramontato di nuovo. Questo era il suo punto di vista sui suoi impegni lavorativi: metà lavoro e metà obbligo morale, per ciò che Rehv faceva per proteggere entrambi.
Al tramonto sarebbe tornata in quel luogo per fare quello che doveva fare e se ne sarebbe andata con la coscienza intatta e sicura come il caveau di una banca. Dentro e fuori, senza più pensarci.
Il metodo e la vita di un killer sono così.
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MessaggioTitolo: Re: Il lavoretto: Montrag   Il lavoretto: Montrag Icon_minitimeGio 10 Gen 2013 - 0:06

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*Montrag fissava assorto un quadro appeso alla parete. Ora poteva agire indisturbata.
Un movimento veloce e la lama del coltello recide l'arteria carotidea.
Un colpo di tosse. Un singhiozzo.
Lui che guarda la camicia bianca sporca di sangue e la bocca che si spalanca, forse per gridare, ma tutto quello che esce è solamente un gorgoglio; porta le mani sul collo, come a voler fermare il gayser di sangue che schizza imbrattando il costoso tappeto Aubusson e si voltra di scatto.
Ritta ed immobile, distaccata e calma, lo guarda mentre si volta. Sorpresa! avrebbe potuto dirgli oppure fare un ghigno, ma non era da lei. La sorpresa era sicuramente riuscita. Tiene fermo il coltello nella mano.
Montrag cade in ginocchio e poi si gira sul fianco, tenendosi la mano sul collo. Si avvicina di un passo e lo fa rotolare sulla schiena mentre estrae il lys dalla tasca, poi gli si inginocchia accanto.
Entrare, colpire, comunicare e sloggiare. Semplice, veloce e preciso. Non poteva mettere a rempentaglio se stessa, il suo lavoro o il committente.
Lo afferra con una mano per il mento e gli gira il viso in modo da poterlo guardare negli occhi.* Guardami.
*Il maschio rotea gli occhi a fatica mentre gli pone il lys davanti agli occhi*
Sai perché sono qui e chi mi ha mandata. Non è Wrath.
*A quanto pare aveva ancora ossigeno nel cervello perché altrimenti non sarebbe inorridito e non avrebbe mosso le labbra componendo il nome di Rehvenge, poi rotea di nuovo gli occhi. Lascia il suo mento e lo schiaffeggia con violenza* Stai attento, stronzo. Guardami. *Riposiziona la mano sulla mascella di Montrag e stringe la presa mentre lo fissa negli occhi; gli solleva la palpebra sinistra* Guardami. *Infila il lys e lo preme dentro l'orbita, spingendolo nell'angolo verso il naso e insinuandosi, così, nel suo cervello innesca tutti i suoi ricordi. Era proprio un emerito bastardo cospiratore ed intrallazzatore, specializzato nel fottere i soldi alla gente. Montrag affondava le mani nel tappeto e stringeva convulsamente le dita, invano cercava di urlare ma emetteva solamente un gorgoglio soffocato. Questo aumentava notevolmente la sua fine, battito più veloce, pulsazioni elevate e dissanguamento imminente. Il bulbo oculare esce del cranio perfettamente intatto. Compie la stessa operazione anche all'occhio destro e poi infila entrambi i bulbi in un sacchettino di velluto nero, poi ripone il lys e il sacchettino in tasca. La bocca di Montrag era completamente spalancata in un urlo silenzioso, le labbra ritirate e i denti esposti, persino i canini erano in bella mostra.
Si alza in piedi e lo lascia moribondo sul costoso tappeto Aubusson, completamente impregnato di sangue. Esce dalla porta finestra dietro la scrivania e si smaterializza sul grosso acero. Resta in attesa che arrivi qualcuno a trovare il cadavere. Una ventina di minuti più tardi una cameriera entra nella sala e appena vede il cadavere fa cadere il vassoio d'argento, con tanto di teiera, tazza e zuccheriera, e urla. Prende il telefono dalla tasca e usa il tasto di chiamata rapida e attende la risposta di Rehvenge*
L'hanno trovato. E' stato un lavoro pulito e ho un ricordino per te. Tempo stimato d'arrivo: dieci minuti*
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